Issue 3, Art Dubai - ita, Issue 1, We are Asia

Arte contemporanea: Filippine.
Marker. Art Dubai.

18 gennaio 2016
J PACENA, video still from "Gaps" 2014, Courtesy of Ringo Bunoan. J PACENA, video still from “Gaps” 2014, Courtesy of Ringo Bunoan.

Art Dubai, nella prossima edizione di marzo 2016, con Marker, presenta un focus dedicato alla giovane arte delle Filippine, curata dall’artista Ringo Bunoan. L’abbiamo incontrata.

 

Ringo, tu sei un’artista ed oggi anche curatrice di Marker. Quale è il contesto sociale in cui sono cresciti gli artisti della tua generazione? Come e quanto questo contesto ha influenzato il vostro lavoro?

La mia esperienza come artista formatasi negli anni ’90 è stata diversa rispetto a quella odierna.

Negli anni ’90 per i giovani artisti era difficile fare delle mostre. Le gallerie preferivano proporre le opere di autori affermati ed esponevano soprattutto dipinti, lavori più facili da vendere.

Per questo in molti aprirono spazi propi dove esporre quello che a loro interessava. L’attitudine degli artisti della mia generazione non era quella di produrre opere per il mercato, perché vi era una assenza di mercato. Il nostro modo di fare arte riguardava noi stessi. Realizzavamo opere per gli amici, per altri artisti.

Oggi ci sono più opportunità e per i giovani esiste un mercato pronto ad accogliere le loro opere, anche se di fatto legato a modelli più convenzionali d’arte. L’influenza del mercato dell’arte è molto forte e gli artisti sono portati a sperimentare di meno e a produrre lavori facili da vendere. A questo va aggiunta l’assenza di critica d’arte. Succede così, quello che vende viene considerata arte di buona qualità e, quindi, di successo.

Nelle Filippine mancano le istituzioni di supporto all’arte e i musei godono di poche risorse finanziarie. In questi ultimi anni hanno aperto nuove gallerie, il mercato funziona e questo produce una sorta di disequilibrio.Ringo Bunoan

Questo spiega la nascita degli ‘artist run spaces’ a Manila e in altre città delle Filippine…

Nelle Filippine mancano le istituzioni di supporto all’arte e i musei godono di poche risorse finanziarie.

In questi ultimi anni hanno aperto nuove gallerie, il mercato funziona e questo produce una sorta di disequilibrio.

In diversi luoghi del nostro paese quasi non esistono infrastrutture per l’arte, così gli artisti spesso sono obbligati a organizzarsi in modo indipendente. Gli ‘artists run spaces’ sono la risposta alla necessità di proporre forme d’arte alternative e permettere agli artisti di lavorare secondo le proprie regole.

 

È con questo spirito che hai fondato uno spazio indipendente, Big Sky Mind. Ce ne vuoi parlare ?

Ho co-fondato Big Sky Mind nel 1999, con alcuni compagni dell’University of Philippines College of Fine Arts. Dopo l’università volevamo continuare a mostrare i nostri lavori, a fare delle mostre.

Diversi artisti aprirono i loro spazi: Yason Banal, Third Space; Wire Tuazon insieme ad altri artisti fondò Surrounded By Water. A quel tempo era presente un forte spirito di collaborazione e condivisione. Nessuno aveva esperienze di governance dell’arte. Imparavamo facendo. Eravamo molto DIY (Do It Yourself). Questa esperienza ci ha permesso di ampliare le nostre competenze e di affinare le pratiche artistiche. Giorno dopo giorno, mentre apprendevamo, creavamo opportunità non solo per noi stessi, ma per tutta la comunità.

Roberto Chabet - Trap (part)

Roberto Chabet – Trap
2010,
Courtesy of Ringo Bunoan.

Occupiamoci ora di Marker. Da dove sei partita? Quale è stato il tuo approccio culturale per questa sezione della fiera? Ci racconti il lavoro di alcuni artisti?

Per Marker 2016 voglio proporre una sezione dedicata alla tradizione degli ‘artist run spaces’ nelle Filippine. L’intento è quello di legare le opere degli artisti delle giovani generazioni con quello di Roberto Chabet, un artista filippino (moderno) che ha sostenuto e supportato da sempre gli ‘artist run spaces’.

Il progetto presenta il lavoro di diversi autori – da Chabet a Jayson Oliveira & Jed Escueta (che fanno parte della generazione di artisti della generazione degli anni ’90) a giovani artisti che oggi hanno vent’anni come Gail Vicente, Issay Rodriguez e Tanya Villanueva.

 

Con Marker, tu presenti il lavoro di Roberto Chabet (1937-2013) il quale è unanimemente riconosciuto come il ‘Capostipite dell’arte Concettuale’ nelle Filippine. Hai anche curato la mostra “Chabet: 50 years” una retrospettiva che è stata presentata nei musei di diversi paesi asiatici. Chabet ha avuto un ruolo determinante sulla scena artistica non solo delle Filippine . Lo presenti brevemente?

Roberto Chabet è stato un artista visionario. Ma anche curatore e insegnate. Nel corso della sua carriera ha sostenuto e incoraggiato i suoi artisti. Non ci proponeva il suo modello di ricerca, ma ci incoraggiava a cercare il nostro, ci stimolava costantemente a chiederci cos’è l’arte e a cosa serve.

Il suo lavoro è un punto di riferimento fondamentale e imprescindibile per capire l’arte contemporanea delle Filippine.

 

www.artdubai.ae

16 – 19 March 2016