Issue 1, We are Asia

Art Gallery.
Primo Marella Gallery, Milano.

18 gennaio 2016
Primo Marella - Courtesy Primo Marella Gallery Primo Marella – Courtesy Primo Marella Gallery

Primo Marella apre la sua galleria a Milano nel 1993. Durante i primi anni rappresenta soprattutto artisti occidentali. Nella seconda metà degli anni ’90 il gallerista incontra l’arte cinese. Primo Marella ci racconta, qui, come è andata.

 

Lei ha cominciato ad occuparsi di Asia, di arte cinese, subito dopo la Biennale di Venezia del 1999, quella in cui Harald Szeemann aveva introdotto l’arte cinese in Italia e quindi attraverso la Biennale nel mondo.

Quando/quale è stata la sua  prima mostra dedicata all’arte Asiatica?

Come galleria abbiamo cominciato a occuparci di arte cinese nel 1997. Allora la Cina in termini di arte contemporanea era un paese ancora in divenire. La Biennale di Venezia del 1999 aveva sì mostrato la forza dell’arte cinese, ma i rapporti con la Cina erano molto difficili: era difficile relazionarsi e mantenere i contatti con gli artisti; era problematico farsi mandare le opere, senza contare la burocrazia cinese.

La cosa più giusta era crearsi una base locale a Beijing e l’abbiamo fatto.

Già nel ’99 presentavamo la prima personale Huang Yan a Milano. L’anno successivo quella di Wang Qingsong. Solo per rintracciare Huang Yan ci vollero  sette mesi. Era davvero un processo complesso allora. 

RONALD VENTURA - Shadow blades

RONALD VENTURA – Shadow blades
2015, Metal Fiberglass resin,-
312.5x66x218.5cm
Image courtesy of Primo Marella Gallery

Com’è stato l’impatto arte cinese – pubblico italiano?

L’impatto all’inizio è stato tiepido e ha continuato ad esserlo per diversi anni. Questo perché parlare di arte cinese, alla fine degli anni ’90, era come parlare di qualcosa di scarsa qualità. Pagai la mia scelta. In primis con l’esclusione da parte di alcune fiere internazionali. Al contrario i collezionisti, abituati a viaggiare più aperti alle nuove forme d’arte, furono incuriositi dal lavoro degli artisti cinesi. Comunque, le mostre dei primi anni furono tutte economicamente in perdita .

 

Bisogna crederci davvero per continuare?

Certamente.

 

E lei ha continuato…

Sì. Sapevo di essere di fronte a un fenomeno straordinario, ad una realtà nuova che per molti occidentali era forse difficile da capire. Per cinque, sei anni lavorai con convinzione, ma in totale solitudine all’interno della realtà dell’arte cinese contemporanea. Al quel tempo ero l’unico ad interessarsi di loro e nessuno investiva sull’arte cinese.

Per cinque, sei anni lavorai con convinzione, ma in totale solitudine all’interno della realtà dell’arte cinese contemporanea.Primo Marella

Lei ha pubblicato diversi libri sull’arte cinese

Oltre trenta libri. E almeno altrettanti cataloghi.

 

E aprì anche una galleria in Cina…

Sì. Nel 2003 iniziai le pratiche per aprire la galleria. Gli artisti ci vennero in aiuto. Allora si riunivano per lavorare in una ex quartiere industriale, conosciuto come il 798 District, un luogo che è stato una sorta di incipit dell’arte cinese contemporanea. E fu lì dove aprimmo la galleria.

 

E quando ormai in molti cominciavano ad interessarsi di arte cinese e dopo le speculazioni dei primi anni del 2000 fino al downgrade del 2008, lei è andato oltre l’arte cinese, rimanendo sempre nel Sud Est Asiatico…

Sì, ho cominciato ad indagare prima il panorama indiano e poi l’Indonesia. In Indonesia esistono diverse Accademie d’Arte dove si formano gli artisti, ma anche artisti legati a collettivi  o che portano avanti una attività indipendente. Anche in questo caso abbiamo fatto un lavoro di approfondimento e di ricerca, in tempi in cui l’art milieu guardava altrove.

NGUYEN THAI TUAN - Black Painting No.17. 2008. oil on canvas. 89x130cm Image courtesy of Primo Marella Gallery

NGUYEN THAI TUAN – Black Painting No.17.
2008. oil on canvas. 89x130cm
Image courtesy of Primo Marella Gallery

In che anni siamo?

Tra il 2006 e il 2010

 

E?

Tanto i nostri artisti cinesi –  Zhang Xiaogang, Wang Qingsong, Shi Xinning, Li Songsong, He Sen, Feng Zhengjie – erano diventati delle superstar. Il 2006 fu l’anno in cui le opere di diversi artisti cinesi toccarono livelli altissimi.

 

Ritorniamo all’Indonesia.

Il nostro primo artista è stato Entang Wiharso. Al tempo era poco noto a livello internazionale. Abbiamo lavorato a lungo insieme e oggi è uno degli artisti indonesiani più apprezzati. Non è il numero uno come prezzi, ma lo è certamente come curriculum.

 

In termini di performance di mercato qual è stato il suo artista asiatico che ha funzionato meglio, sul mercato internazionale e su quello italiano?

Come galleria operiamo su scala internazionale, i collezionisti italiani non sono moltissimi.

Se devo dirti un nome solido, Ronald Ventura. I suoi lavori nel 2007, quando abbiamo cominciato a lavorare insieme, avevano un range che andava dai $ 3.000 ai $ 6.000. Oggi alcune sue opere hanno superato 1 milione di dollari.

Il cinese Liu Wei, che ora non è più un nostro artista, anche le sue opere hanno raggiunto un milione di dollari.

Tra gli artisti del Sud Est Asiatico, da seguire il filippino Jigger Cruz e Ruben Pang, di Singapore.

Sono giovani, ma funzionano bene anche in asta.

Donna Ong è una grande artista. Produce poco, non va in asta, ma i suoi lavori sono già in collezioni molto importanti. Altro nome sicuro, di futuro successo Robert Zhao Renhui, sempre  di Singapore.

DONNA ONG - A City Dreams of a City (I), 2009, Glassware, 160,5x227,5cm Image courtesy of Primo Marella Gallery

DONNA ONG – A City Dreams of a City (I), 2009, Glassware, 160,5×227,5cm
Image courtesy of Primo Marella Gallery

Ci dica ancora un artista sul quale puntare oggi?

Quattro artisti indocinesi: Aung Ko (Myanmar), Natee Utarit (Tailandia ), Sopeaph Pich (Cambogia) e Nguyen Thai Tuan (Vietnam). E poi certamente Jeremy Sharma, Li Wei  e l’astro emergente cinese Qian Jiahua.

 

E gli artisti di Singapore?

I giovani artisti di Singapore rappresentano una parte importante della new wave del Sud Est Asiatico e del mercato asiatico in generale. A Singapore ci sono anche delle ottime Accademia d’Arte (Nafa, Lasalle, ndr).

 

Qualche nome?

Genevieve Chua, oltre ai già citati Ruben Pang, Donna Ong , Robert Zhao Renui e Jeremy Sharma.

Tra gli artisti storici, Charles Lim ha conquistato grande notorietà grazie, soprattutto, alla presentazione della Biennale di Venezia nel Padiglione Nazionale.

 

Primo Marella Gallery

Via Stelvio, 66

Milano

www.primomarellagallery.com