Issue 2, The Armory Show - African American Fine Art - ita

Art Fair: The Armory Show.
In dialogo: Benjamin Genocchio.

29 febbraio 2016
Frank Bowling, "Fred's touch", detail 2015 Courtesy Hales Gallery Frank Bowling, “Fred’s touch”, detail 2015 Courtesy Hales Gallery

The Armory Show è la fiera delle fiere newyorchesi, nata nella sua accezione storica oltre un secolo fa. Nella versione contemporanea festeggia, quest’anno, la sua 22esima edizione. Il direttore Benjamin Genocchio ce la presenta.

Lei è stato nominato direttore di The Armory Show verso la fine dello scorso anno, quali sono le sfide che ha dovuto affrontare e gli obiettivi che si è proposto?

La sfida è quella di fare di The Armory Show la migliore fiera degli Stati Uniti e dare a New York una fiera su misura, capace di mostrare l’importanza della città come il centro dell’arte contemporanea e del mercato dell’arte. La sfida, è anche la città stessa con i suoi intrinsechi ostacoli al successo, come il clima e i gli elevati costi. Ma sono fiducioso che sapremo superare questi ostacoli.

The Armory Show è qualcosa di più di una fiera d’arte, e’ un’istituzione culturale che ha contribuito a creare l’enorme ‘cultural life’ della città. Ha un ruolo importante nella storia della città e anche nel cuore dei newyorchesi. È questo legame profondo con la città che fa della fiera un evento straordinario e vitale.

Frank Bowling, "Fred's touch" 2015 Courtesy Hales Gallery

Frank Bowling, “Fred’s touch”
2015
Courtesy Hales Gallery

In questo breve spazio di tempo come ha lavorato con le gallerie? Per la fiera ha lavorato al ritmo della città?

Abito a New York da 16 anni e qui mi sento a casa. Sono stato anche giornalista con scadenze e chiusure sia giornaliere e a volte immediate per circa vent’anni e quindi occuparmi di un evento che si svolge una volta all’anno mi sembra un lusso. Nel breve spazio di tempo che ho avuto per organizzare la fiera ho parlato e incontrato centinaia di art dealers e ho come l’impressione che sto continuando a imparare. Ci sono molte cose che ci impegnano sotto diversi punti di vista, così come la nostra vita è scandita da ritmi diversi, ogni giorno, settimana o anno. Ma sta funzionando. La fiera ha un team di super professionisti e devo dire che qui mi sento felice.

Cosa cercano oggi i collezionisti americani? C’è un particolare genere d’arte o un segmento emergente che seguono?

I collezionisti americani si rivolgono soprattutto all’arte contemporanea e hanno gusti avventurosi a volte radicali. C’è anche un sorta di reazione contro i prezzi troppo alti o quei genere di opere e lavori di artisti i cui prezzi sono saliti troppo in fretta. I collezionisti americani più attenti mostrano interesse nei riguardi dei nuovi talenti, con attenzione al prezzo, soprattutto di fascia bassa. Non vogliono più pagare cifre esorbitanti, ma il giusto.

Ci sintetizza la sua idea di fiera del futuro, per i prossimi anni?

Un esperienza- culturale di cambiamento in senso buono.

Agnes Martin, "Senza Titolo #16" 1960 Courtesy of Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Agnes Martin, “Senza Titolo #16”
1960
Courtesy of Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Secondo lei ci sono e quali sono gli elementi capaci di influenzare I modelli e la natura delle  fiere d’arte come sono oggi?

Essi riguardano i servizi che la fiera offre ai art dealers e quelli che loro offrono all’arte e agli artisti. Ma il tema di fondo è quello del mercato, una fiera deve essere una piattaforma per il mercato: questo deve essere per avere successo e sopravvivere. Con la ovvia conseguenza che crea molti limiti al modello di business. Ma c’è spazio per la creatività. In questo senso sto lavorando. Quello che possiamo dire è: ‘Watch this space!’

Per una fiera come Armory Show così fortemente legata al mercato, quanto sono importanti i Talks e gli eventi curatoriali a latere?

Sono certamente rilevanti, certo più per i visitatori in generale che per i dealers. Nella nostra programmazione hanno un ampio spazio e sono incredibilmente popolari soprattutto nel week-end.

Quest’anno presentiamo i film dell’artista sud africano Robin Rhodes; una conversazione con Jerry Salz critico d’arte del New York Magazine dedicata alla ‘visual criticism’ nell’era digitale. Bisi Silva, curatrice al Centre for Contemporary Art di Lagos, sarà in conversazione con l’artista del Ghana El Anatsui.

Anna Maria Maialino, "Sem Titulo", de série Novos Ausentes, 2011, Courtesy of Galeria Luisa Strina

Anna Maria Maialino, “Sem Titulo”,
de série Novos Ausentes, 2011,
Courtesy of Galeria Luisa Strina

Tra gli highlight di questa edizione? Due donne e due uomini…

Hales Gallery presenta un solo show dedicato a Frank Bowling, un artista britannico, ma originario della Guyana. Thaddeus Ropac propone un booth a tema, titolato ‘Space Age’, che include anche i lavori di Sylvie Fleury. Da Paul Kasmin si potrà vedere un nuova ‘pigment sculpture’ di Will Ryman e, Luisa Strina ha scelto i lavori di Anna Maria Maiolino, un artista nata in Italia, che ha sempre vissuto in Brasile. 

In poche parole, la Landmark di the Armory Show 2016 è?

Business first. Ottime gallerie che presentano ottimi artisti. Un rapporto strettissimo con I musei Newyorchesi.

Courtesy ArtPrice.com

Courtesy ArtPrice.com

www.thearmoryshow.com